Le “Terre Nuove” fiorentine del Valdarno Superiore

Casa Editrice: Aska,  2012

di Carlo Fabbri

Il territorio del Valdarno superiore, tra Firenze, Arezzo e Siena, alla metà del XIII secolo era ancora in gran parte soggetto a signorie locali che detenevano il potere in nome dall’autorità imperiale. E in questo contesto che la Repubblica fiorentina progettò la costruzione nel Valdarno superiore di ben sette terre nuove, delle quali solo tre (San Giovanni, Castelfranco e Terranuova) furono poi effettivamente portate a compimento per ragioni diverse e non senza qualche problema; il fine dichiarato esplicitamente dalle autorità cittadine era quello di controllare la produzione e i mercati, presidiare le vie di comunicazione verso sud e sottrarre fideles ai “magnati” del luogo per far “terra bruciata” attorno a loro e minarne il potere alla base; altre motivazioni sembrerebbero essere state marginali.

In Appendice al volume si pubblica per la prima volta, in foto e in edizione critica, il testo integrale del trattato concluso nel gennaio 1303 (s.c.) fra il governo fiorentino da una parte e Carlino dei Pazzi e i suoi consorti dall’altra, trattato che fece guadagnare anticipatamente al capo ghibellino un posto fra i traditori più infami nell’Inferno di Dante: «… sappi ch’io fui il Camicion de’ Pazzi / e aspetto Carlin che mi scagioni» (Inferno, XXXII, 68-69); l’accordo costò a Firenze l’esborso di 4.000 fiorini e la rinuncia alla sovranità su qualche castello ma ebbe conseguenze di non poco conto anche sulla costruzione in atto della terra nuova di Castelfranco di Sopra.

Autore dell'articolo: Montevarchi Cultura 52025

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